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Turismo, avanti col Made in Italy (quello che nessuno potrà mai copiarci)

30 ottobre 2012 | By

Proteggere, tutelare e valorizzare nella maniera più rispettosa possibile il nostro patrimonio più prezioso, quello che mai nessuno al mondo potrà minimamente pensare di copiarci: le ricchezze naturali e ambientali, i beni storici e archeologici. Ecco il vero elemento indistruttibile e inattaccabile del Made in Italy. Un’espressione, quest’ultima, di cui si è spesso abusato negli anni pre-crisi, quasi fosse una formuletta magica utile a tenere a distanza le minacce più pesanti della crisi economica dell’Occidente. In realtà pronunciarla a ripetizione o scriverla qua e là è servito a ben poco.
Perché? Beh…, un matrimonio celebrato su lusso e frasi d’effetto, ma privo dell’amore, è destinato a naufragare. Il Made in Italy è come un matrimonio e per funzionare ha bisogno proprio dell’amore per il Paese. Solo così potrà diventare un potentissimo volano dell’economia italiana.
Qualcuno potrà obiettare che il Made in Italy è già una realtà florida… basti pensare ai grandi marchi di auto, moto, alle griffes di moda, a qualche prodotto gastronomico e tanto altro. Bene, ottimo. Ma la domanda sorge spontanea: è davvero soltanto questo? O se opportunamente curato potrebbe essere tanto, tantissimo di più, ed essere vero elemento attrattore per tutti i settori dell’economia italiana per i prossimi decenni?
Facciamo un altro esempio e immaginiamo questa situazione: un facoltoso cliente russo, cinese o americano acquista una borsa griffata, massima espressione del Made in Italy. Gongolante e soddisfatto sta per poggiarla sul tavolino. Ma proprio in quell’istante l’occhio gli cade sul titolo altisonante di un articolo di giornale: “Pompei perde altri pezzi: giù un altro muro”. In un attimo quel sentimento di gioia, quell’immagine apparentemente granitica del Made in Italy, si sgretola, viene offuscata, in parte vanificata. E tutto per colpa dell’insensibilità, incapacità e ignoranza di governanti e amministratori bravissimi a pensare più al proprio tornaconto spicciolo che al bene del Paese (che in definitiva sarebbe poi anche il loro…).
In questo caso stiamo parlando di Pompei, sito Unesco (a proposito, anche Capo Caccia, insieme al Parco geominerario della Sardegna, rientra nella rete europea dei Geoparchi riconosciuti dall’Unesco), patrimonio mondiale dell’umanità che la storia e la civiltà hanno consegnato “gratis” al nostro Paese. Ma lo stesso discorso vale per ogni testimonianza storica e archeologica dell’Italia. Sardegna compresa (a proposito, se volete guardate le splendide immagini dello spot “Sa die de sa Sardigna” 2012 che tra i protagonisti vede la bravissima violinista sarda Anna Tifu), culla della civiltà nuragica (quanti siti culturali sono ancora completamente abbandonati!) e scrigno di tesori storici, archeologici, gastronomici e naturalistici in molti casi non ancora opportunamente valorizzati.

 


 
Da questo punto di vista la frontiera del turismo attivo è un enorme valore aggiunto, una preziosa opportunità per vivere ed esaltare in maniera proficua il Made in Italy.
Si è alla vigilia del World Travel Market 2012 di Londra, in programma dal 5 all’8 novembre a Londra e fra le principali fiere mondiali dedicate al turismo. Non è un caso che, da qualche anno a questa parte, nell’ambito dell’evento, sia nata la costola del World Responsible Tourism Day, intera giornata dedicata al turismo sostenibile, responsabile ed etico. Un principio che, per quanto riguarda la Sardegna e l’Italia, si inserisce con forza nell’alveo del Made in Italy.
E se questo è un motore ad altissimo potenziale, è bene che l’officina Stato funzioni a dovere: ancora oggi trafile burocratiche inutili e farraginose, unitamente ai tempi biblici della Pubblica Amministrazione, mortificano di fatto qualunque iniziativa imprenditoriale e soffocano la ripresa. Anziché discutere se abbassare di mezzo punto o un punto l’Irpef e aumentare contestualmente l’Iva di un altro punto, forse sarebbe più opportuno e indubbiamente produttivo rendere certi, trasparenti e meno ingarbugliati i tempi burocratici che strozzano la vita delle aziende, soprattutto delle piccole e medie, e sono la più grande zavorra per il sistema imprenditoriale italiano. Con tutto ciò che ne consegue, soprattutto a livello sociale ed economico.
Utopia? Chissà…. Di sicuro la maggioranza degli italiani ci metterebbe la firma. Vogliamo scommettere?

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